Il confine di Nadja

Nella sua trilogia dedicata al confine, la regista slovena Nadja Veluscek ha esplorato  i  condizionamenti e le lacerazioni che la “cortina di ferro” ha causato  nella sua vita e  in quella di un’intera comunità.

Un treno in movimento, un  volto di donna al finestrino, uno sguardo assorto che ci dice che nel paesaggio che scorre si sta svolgendo un viaggio non solo nello spazio, ma anche nel tempo:  queste   inquadrature del film Moja meja – il mio confine, della regista e sceneggiatrice slovena Nadja Veluscek, ci accompagnano come un Leitmotiv nei ricordi della sua infanzia vissuta nella valle dell’Isonzo e a Gorizia, negli anni più difficili del dopoguerra. Leggi tutto “Il confine di Nadja”

Il confine errante

Due nomi, tre patrie, una vita sospesa: le vicende di Emilia/Milka Klemencic, il cui destino è stato segnato dai flussi e riflussi del confine. 

“Se il mio destino è stato così, è perché giocavano con le frontiere”- sono le parole con cui mi accoglie Milka. Nella sua cucina il sole d’inverno disegna ghirigori brillando attraverso le tendine di pizzo lavorato al tombolo. “Mancano pochi giorni alla caduta del confine”– le dico. “Speriamo davvero che sia per sempre – sospira -Quello che ti dico adesso avevo promesso che non l’avrei mai raccontato e così è stato finora. Ma adesso le cose sono cambiate, e questa mia storia non può più danneggiare nessuno.”

Milka Clemencic a Clabuzzaro negli anni Cinquanta

Emilia/Milka Klemencic, classe 1933, è nata a Monte San Vito/Sentviska Gora, un altopiano a 22 km da Tolmino a circa 700 metri di quota, un posto molto bello. Leggi tutto “Il confine errante”

La custode del passo

Per quarant’anni Nella Marchiol ha gestito un piccolo locale nell’unica costruzione di Passo Tanamea. Attraverso i suoi ricordi si snoda la storia di una vita e di un piccolo mondo “di confine”

Passo Tanamea: soli 40 km da Udine, ma siamo già in un mondo alpino, ai piedi della bastionata dei Musi. Poco più in là, il confine.

1971 Nella a Tanamea

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Una donna di frontiera

Licia Chersovani, classe 1923, triestina e slovena, partigiana e antifascista, ripercorre una vita attraversata dalle lacerazioni del passato sul confine orientale e analizza le contraddizioni del presente.

Incontro Licia Chersovani, donna della Resistenza triestina, classe 1923, pochi giorni prima del 25 aprile, con addosso ancora l’amarezza per il risultato delle elezioni politiche e amministrative. E’ da molto che volevo una voce dichiaratamente di sinistra nelle mie storie di confine, e adesso l’ho trovata grazie alla ricercatrice Gabriella Musetti, che assieme a Silvana Rosei ha curato due splendidi ed emozionanti volumi intitolati “Donne di frontiera – Vita società cultura lotta politica nel territorio del confine orientale italiano nei racconti delle protagoniste”. Leggi tutto “Una donna di frontiera”

Il canto libero di Tabor

Miro e Vera, Angelo e Mirka. Due interviste parallele a due coppie, in Slovenia e in Italia, che rivelano la voglia di una comunità spezzata dal confine di tornare ad aggregarsi.

 La chiesa fortificata di Monrupino/Tabor si staglia contro il cielo alta e bianca su un cocuzzolo roccioso inespugnabile. Siamo sul Carso, alle spalle di Trieste, a poche centinaia di metri dall’ex confine.

A questa chiesa, quando il confine non aveva ancora separato una stessa comunità, facevano riferimento tutte le borgate intorno, fin dove arrivava il suono della sua campana: Repen, Col e Fernetti, a sud ovest, Dol, Vrhovlje e Voglje a nord est(adesso in comune di Sezana). Leggi tutto “Il canto libero di Tabor”

Un pugno di terra del Caucaso

Riccardo Ruttar rievoca la vicenda di suo nonno Mateus che partito da una frazione di Drenchia alla fine dell’Ottocento finì per trovare casa e lavoro a Vladikavkaz in Russia. Una storia emblematica di un’epoca in cui non c’era “nessun maledetto confine nella testa della gente”.

Sul quindicinale Dom, di Cividale, seguo con particolare interesse una rubrica dedicata ai paesi (uno per uno!) delle valli del Natisone, dove la parte delle interviste è a firma di Riccardo Ruttar. Invidio infinitamente il collega per la sua conoscenza delle persone e del territorio, e saputo che è originario di Drenchia, proprio sul confine, trovo il coraggio per chiedere all’intervistatore un’intervista per la mia serie. Mai avrei potuto immaginare quanto lontano mi avrebbe portato… Leggi tutto “Un pugno di terra del Caucaso”

Con gli sterpi in gola

Viljem Cerno, insegnante, intellettuale e poeta di Lusevera per tutta la vita ha difeso le tradizioni e la parlata slovena delle valli del Torre. Una scelta che gli è costata una vera e propria persecuzione.

“La più grande gioia che ho nell’animo è che il confine è morto, è finito” – con queste parole il professor Viljem/Guglielmo Cerno, di Lusevera/Brdo, insegnante, intellettuale e poeta delle valli del Torre, accoglie il mio invito a parlare del significato che ha avuto nella sua vita l’ormai ex confine. “Ora alziamo alta la parola/che troppo a lungo avevamo sterpi/in gola e chiusa la bocca” – dicono alcuni suoi versi del 2004. E durante il nostro lungo colloquio scoprirò che quest’uomo dall’aria così pacata ha subito durante tutta la sua vita una vera e propria persecuzione solo per la sua coraggiosa difesa dell’identità e della parlata slovena delle Valli. Leggi tutto “Con gli sterpi in gola”

Di qua e di là del Vipacco

La vita di Ivo Kovic e di sua moglie Josiza, di Rupa, e quella della loro famiglia porta il segno profondo delle tragiche vicende che hanno caratterizzato la storia del secolo alle nostre spalle.

Il Vipacco scorre pigro, venendo dalla Slovenia e fluendo piano verso l’Isonzo; il confine, tagliando una sua ansa in linea retta, ha separato per 60 lunghi anni la piccola comunità di Rupa da quello che era il suo punto di riferimento, la cittadina di Miren/Mirna, a pochi km da Gorizia. A Rupa, mi attende Giovanni/Ivo Kovic, classe 1934, la cui casa natale è proprio a ridosso dell'(ex) confine.

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Contrabbandieri sullo Judrio

 A colloquio con Jožica Strgar, etnologa e regista, che nel suo spettacolo “Kontraband čez Idrijo” ha colto le antiche paure e le nuove speranze della gente che ha vissuto sul confine.

Abbiamo fatto a fettine una sbarra di confine…

Ponte Clinaz, 26 dicembre 2007. Tra le tante feste per la caduta del confine con la Slovenia a cui abbiamo partecipato, questa di Ponte Clinaz, una sperduta località sul corso superiore dello Judrio, è stata certamente la più bella e spontanea: niente autorità, niente discorsi ma solo un clima di gioiosa adesione e di allegria popolare. In mezzo al ponte si incontrano e si abbracciano i primi doganieri italiani e jugoslavi che presidiavano questo remoto valico, mentre intorno a loro saltano e ballano gli Skrati, i folletti del folklore sloveno. Leggi tutto “Contrabbandieri sullo Judrio”

Il museo della frontiera

Alla Stazione Transalpina di Nova Gorica, sotto la guida sensibile e coinvolgente di Marinka Velikonja, è possibile fare un viaggio approfondito e obbiettivo nella dolorosa storia del confine.

Concludo questa serie di storie dal confine con quello che in realtà sarebbe dovuto essere il primo articolo. Se per le mie interviste avessi rastrellato informazioni in modo più sistematico certo sarei capitata ben prima da Marinka nello straordinario Museo della Frontiera che si trova lì, appena oltre la linea dell’ex confine, nella stazione Transalpina a Nova Gorica. Leggi tutto “Il museo della frontiera”