Mlaja, il castagno secolare di Grimacco

Tutta su antichi sentieri, è un’escursione entusiasmante che porta al cospetto di un monumento vegetale ancora poco noto.

Gita effettuata il 9 febbraio 2018, dislivello circa 400 metri in salita, da Liessa (250 m) al passo di S. Martino (655 m)

Parcheggiata l’auto accanto alla chiesa parrocchiale di Liessa, una scalinata cementata conduce alla strada che porta a Grimacco; va percorsa per qualche centinaio di metri fino a che appare evidente sulla destra un sentierino nel bosco. Questo sentiero, non segnalato ma molto evidente, è ora largo e agevole, ora piuttosto scomodo, ma conduce senza problemi alcuni al piccolo borgo di Brida Inferiore, dopo aver intersecato due volte la strada asfaltata. Questo gruppo di case è solo il primo di una serie di abitati isolati (che tutti assieme formano il “comune sparso” di Grimacco) dalle caratteristiche rurali ancora ben conservate, dove ogni casa, ogni angolo è interessante. Qui ad esempio sul muro di una casa è possibile osservare una grande, sia pur malandata, “zbrinča”, cioè un cesto molto particolare che serviva a portare a casa, bilanciandolo sulla testa, il fieno o le foglie secche. Dal centro del borgo si diparte un sentiero (segnalato da un cartello) che in pochi minuti porta a Brida Superiore: la magnifica esposizione a sud permette a salvia e rosmarino di crescere rigogliosi negli orti! Attraversato tutto il borgo, di fronte a varie possibilità ho scelto il sentiero a mezza costa che stando grosso modo parallelo al di sopra della strada, porta a superare due torrentelli. Da come è ben tracciato e dalla fattura di un ponticello di pietra, non vi è dubbio che si tratti qui dell’antica viabilità che collegava i vari nuclei abitati prima della costruzione della strada. Comunque alla strada in una decina di minuti si arriva, e dopo un brevissimo tratto di asfalto si entra nel borgo di Plátaz, che ci accoglie con una bella fontana sormontata da un leone. Anche qui si attraversa il borgo ammirando le architetture rurali, e si imbocca una pista forestale inerbita che sale all’ultimo borgo, Canálaz. Qui nella grandiosa esposizione al sole prosperano addirittura delle palme! Di nuovo attraverso il paese, passo accanto prima alla fontana, poi a un grande kozolec e in pochi minuti arrivo al grande castagno. Il bosco è spoglio e così la pianta si lascia ammirare in tutta la sua grandiosità. Il suo tronco è composto da almeno due fusti che si sono uniti assieme e l’effetto è notevole. Ai piedi della pianta – ed è una cosa che ho veramente apprezzato –  c’è una cassettina metallica che contiene non solo “il libro di vetta” per le firme, ma anche un foglio con una sintetica e bella descrizione dell’albero e del suo significato. Sì, uso la parola significato: perchè “Mlaja” nella parlata locale significa nuovo germoglio, in quanto proprio da questo castagno venivano prelevati i germogli atti a innestare e guarire le altre piante malate”.

A oggi non è stata ancora determinata con certezza tipologia e età di questa immensa pianta, apprendo ancora dalla descrizione. Sicuramente a prima vista direi che può competere con i più famosi (relativamente) castagni di Pegliano, in comune di Pulfero. La sua circonferenza è grosso modo di 9 metri.

Continuando ancora sul sentiero si sbuca immediatamente sulla strada asfaltata in prossimità del passo di san Martino; io invece torno sui miei passi fino a Plataz dove cerco il sentiero “nero” per Grimacco Superiore. Il suo inizio, sulla sinistra, poco dopo l’ultima casa, è reso evidente da un nastro bianco e rosso rimasto da qualche passata gara podistica: sia reso in questo caso il giusto merito alle marcelonghe che permettono di tenere aperti questi sentieri! Qui è stato fatto un bel po’ di lavoro per tagliare gli invadentissimi rovi! Il percorso, non segnalato ma evidente, scende a raggiungere Grimacco Superiore, un grappolo di case ora malconce, ora ristrutturate, ma ognuna con il suo carattere, e una bella fontana. Qui volendo andare verso Clastra si può prendere la pista forestale che percorre lungamente la montagna passando per Prehod.

Scendo un po’ lungo l’asfalto e immediatamente al primo bivio si stacca un sentierino che porta in pochi minuti a Grimacco Inferiore, con caratteristiche analoghe a quelle del suo omonimo superiore. Lo attraverso tutto su un nastro asfaltato che finisce all’ultima casa e si trasforma in sentiero. Scendo nel bosco e in 10 minuti circa mi ritrovo sulla strada che scende a Liessa, e in altri 10 minuti torno al mio punto di partenza.

Passando di qua con tutto l’agio del mondo, a piedi con andamento lento e non in auto tallonata da altre auto, ho potuto ammirare il torrente Cosizza ai due lati del ponte, le sue rocce e il bellissimo colore verde delle sue acque. Ma anche la grande chiesa bianca di Liessa, con il mosaico raffigurante Santa Barbara sulla facciata, il magnifico portone di bronzo spalancato sulla penombra accogliente dell’interno e il pavimento di piastrelle bianche, rosse e nere merita una sosta non frettolosa.

Ho cercato di raccontare il mio giro in modo abbastanza dettagliato in modo che si possa ripetere, ma senza entrare nei minimi dettagli dell’itinerario, perché non solo è abbastanza facile, ma anche perché il piacere dato dei sentieri “neri”, dell’antica viabilità non segnata CAI, consiste proprio nell’andare alla scoperta. Sono attrezzata con una carta Tabacco al 25.000 sia digitale che, appunto, cartacea. Talora tra le due vi sono leggere discrepanze. Utilizzando il servizio di tracciamento del percorso (pallino rosso) sapremo sempre il punto esatto in cui ci troviamo e alla fine potremo rivedere con gran soddisfazione la strada percorsa.

I Blumarji di Montefosca

Ogni anno, l’ultima domenica di carnevale, a Montefosca, piccola frazione montana di Pulfero, si ripete la corsa dei Blumarji, le strane maschere che non hanno assolutamente uguali in tutto l’arco alpino orientale, né in Italia né in Slovenia. Hier lesen Sie die deutsche Fassung.🇩🇪

Montefosca/Črni Vrh: sarebbe già sufficiente il nome per andarci. Ma oltre al fascino del toponimo e del Carnevale c’è anche un terzo motivo di interesse: è l’unico paese delle Valli del Natisone in cui vi è ancora una latteria funzionante, dove ancora per le strade si sente l’odore delle stalle e del fieno. Ci sono due modi per andarci. Una lunga lunga strada si inerpica a tornanti da Stupizza su per Zapotocco e Calla. Leggi tutto “I Blumarji di Montefosca”

Il maestro dei boschi

Un itinerario alla ricerca di tracce e di alberi sul monte Mia, m 1231, in compagnia di Giovanni Coren di Ponteacco, profondo conoscitore di ogni piega del monte.
E’ una fortuna non quotidiana quella di poter fare un’escursione insieme a Giovanni Coren, istruttore naturalistico e appassionato raccoglitore di storie e tradizioni delle valli del Natisone. Qualcuno lo ha chiamato “il maestro dei boschi”. Lui questo mestiere lo fa per passione, e ama soprattutto lavorare con i bambini delle elementari: dice lui stesso di aver avuto un’infanzia felice in mezzo alla natura e sente il desiderio, quasi la spinta morale di trasmettere questo sapere alle nuove generazioni.

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Der Waldlehrer

Auf der Suche nach Spuren und Bäumen auf dem Mia-Berg, m 1231, begleitet von Giovanni Coren aus Ponteacco, tiefer Kenner jedes Bergwinkels.

Nicht oft hat man das Glück, eine Wanderung zu machen mit Giovanni Coren, Naturwanderführer und leidenschaftlicher Sammler von Geschichten und Traditionen der Natisone-Täler. Jemand hat ihn “den Waldlehrer” genannt. Er macht diese Arbeit aus purer Leidenschaft, und vor allem arbeitet er gern mit Grundschulkindern: er selbst sagt, er habe eine glückliche Kindheit in der Natur gehabt und spüre jetzt den Wunsch, ja sogar den moralischen Drang, dieses Wissen den neuen Generationen weiterzugeben. Die Gelegenheit bietet sich mit dem ersten Kurs für Naturwanderführer, den der sehr engagierte Förderverein “Nediske Doline-Valli del Natisone” organisiert hat. Die Teilnehmer sind fast alle junge Studenten der Natisone-Täler, die vom Frühling bis Herbst die Wanderungen zum Mia-Berg und seinen alten Hirtensiedlungen führen werden. Leggi tutto “Der Waldlehrer”

Vernassino: All’osteria del Cividino

A Vernassino, nelle valli del Natisone, Elio Blasutig ancora coltiva l’antico vitigno autoctono chiamato Cividin, e la figlia Raffaella tiene aperta l’omonima osteria. Hier lesen Sie die deutsche Fassung.🇩🇪

Cividale, Ponte San Quirino, Azzida, la strada per Savogna, e dopo qualche km a sinistra per Vernassino/ Gorenj Barnas. In una assolata ma limpida giornata di luglio salgo i tornanti che dal fondovalle portano alla piccola borgata, famosa un tempo per la produzione di un vino particolare e ora dimenticato: il Cividin. Leggi tutto “Vernassino: All’osteria del Cividino”

Tercimonte: 500 rastrelli per una bici

 Tercimonte è un piccolo paese delle Valli del Natisone alle falde del Matajur, abbarbicato su un colle posto alla confluenza dell’Alberone con il Rieca, e nelle giornate limpide gode di una vista impareggiabile verso Cividale e la pianura. Purtroppo è ormai sconosciuto ai più, ma fino a trent’anni fa non era così perché vi fioriva l’artigianato dei rastrelli. Leggi tutto “Tercimonte: 500 rastrelli per una bici”

Le pesche di Rodda

Solo poche decine di peschi sopravvivono ancora a Rodda, soleggiato paese nella valle del Natisone, che ne trasse ricchezza per quasi 80 anni.

Percorrendo in questi giorni di sole primaverile la valle del Natisone da S.Pietro a Pulfero, non si può fare a meno di notare, sui fianchi delle montagne ricoperti ormai di bosco, gli sbuffi bianchi dei ciliegi in fiore, ma nulla potrebbe far immaginare che fino a trent’anni fa da Brischis alle più alte borgate di Rodda il colore dominante non fosse il verde né il bianco, ma il rosa dei peschi, una coltivazione che costituiva “una vera oasi fruttifera che richiama compratori anche da lontano”, come scriveva nel 1912 Olinto Marinelli nella sua “Guida delle Prealpi Giulie”.

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Le due anime di Polava

Nel piccolo borgo delle valli del Natisone incontriamo Antonia Massera, memoria storica del paese, e Plinio Benedetti, fondatore del centro buddista Cian Ciub Ciö Ling. Lesen Sie hier die deutsche Fassung.🇩🇪

A poca distanza dal confine con la Slovenia ormai definitivamente caduto, si appoggiano sul pendio della montagna le poche case del borgo di Polava, dove già da molti anni vivono alcuni monaci tibetani.      Leggi tutto “Le due anime di Polava”

Polavas zwei Seelen

 In dem kleinen Weiler der Natisone-Täler treffen wir Antonia Massera, lebendes Gedächtnis des Ortes, und Plinio Benedetti, Begründer des buddhistischen Zentrums Cian Ciub Ciö Ling.

Nicht weit von der ehemaligen Grenze mit Slowenien lehnen sich an den Berghang die wenigen Häuser von Polava. Seit einigen Jahren lebt hier eine kleine buddhistische Mönchengemeinschaft. Leggi tutto “Polavas zwei Seelen”

Zum Wirtshaus “Al Cividino”

Im kleinen Dorf Vernassino, in den Natisone-Tälern, widmet sich Elio Blasutig noch dem Anbau des Cividin, einer alten bodenständigen Weinrebe, und seine Tochter Raffaella bewirtschaftet das gleichnamige Wirtshaus.
Cividale, Ponte San Quirino, Azzida, die Strasse nach Savogna, und nach einigen Kilometern fährt man links nach Vernassino/ Gorenj Barnas.
An einem sonnigen und heiteren Julitag fahre ich die Kehren hinauf, die von der Talebene zum kleinen Dorf führen, das einmal für die Produktion eines besonderen, und jetzt leider vergessenen Weines berühmt war: der Cividin. Leggi tutto “Zum Wirtshaus “Al Cividino””

Die Blumenkostüme von Montefosca

Jedes Jahr am letzten Faschingssonntag wiederholt sich in Montefosca, einer kleinen Bergortschaft der Natisone Täler, der Lauf der “Blumarji”, die sonderbaren Kostüme, die in den östlichen Alpen nichts ihresgleichen haben, weder in Italien noch in Slowenien.
Montefosca bedeutet “der finstere Berg”, auf Slowenisch Črni Vrh, “der schwarze Berg”: schon der Name wäre attraktiv genug, um dorthin zu fahren.

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