Benvenuti su “Andamento lento”

Il nostro nuovo sito, che riprende il titolo di un nostro libro di itinerari del 2005, vuole presentare approfondimenti su persone e paesi del Friuli Venezia Giulia, storie di voci deboli e paesaggi fragili, resoconti di nostri vagabondaggi reali, letterari, fotografici e nella storia. Cominciamo con un assaggio dei reportage pubblicati fino al 2009 sul settimanale “IL NUOVO” e che ci manca tanto!

Am Alpenrand – escursione da Travesio

Sabato 30 novembre 2020 gita autunnale di Unikum, il centro culturale dell’Università di Klagenfurt, lungo un itinerario tratto dall’ultimo volume da loro pubblicato, “Aus der Enge” Si tratta dell’escursione “Am Alpenrand”, cioè “Sul bordo delle Alpi”, con partenza dal centro di Travesio in direzione del borgo di Zancan. Nel gruppo, guidato da Gerhard Pilgram e Emil Kristof, circa una cinquantina di persone provenienti dalla Carinzia per scoprire i tanti tesori nascosti del Friuli. Ogni tanto Pilgram, principale anima di Unikum, si ferma a leggere brani tratti dal libro.

Il primo tratto, lungo il torrente Cosa, è caratterizzato da una serie della Madonna (in mosaico, in gesso ecc.) che culminano nella chiesetta della Madonna del Latte, che presenta numerosi dettagli interessanti, tra cui queste testine di angeli che incorniciano la porta d’ingresso. La chiesa  è stata costruita nel 1505 dal Pilacorte. Passiamo per le frazioni di Braida e Vidunza e con un bel percorso nel bosco arriviamo in circa 20 minuti alle case del “paese fantasma” di Praforte. 

Le case diroccate, baciate dal sole e abbracciate dall’edera, si affacciano quasi come un balcone verso la pianura; ma il paese è abitato solo da oche, galline e un paio di galli orgogliosi del loro harem.

Il gruppo si riposa e ascolta le letture . Rispetto alla maggior parte delle nostre guide escursionistiche, i volumi di Unikum dedicano tantissimo spazio alla “paesologia”, come la chiamo io sulla scorta di Franco Arminio: anche i paesi piccoli e piccolissimi hanno uno spazio tutto per loro, scritto nell’inconfondibile stile di Unikum che non ha peli sulla lingua e se necessario non risparmia stoccate agli abusi edilizi e affini.

Praforte comunque ha una triste storia tutta sua, perché fu fatto evacuare a metà degli anni Sessanta contro la volontà dei suoi abitanti con la scusa di un presunto rischio di smottamento, mentre probabilmente la vera causa fu l’utilizzo del vicino altopiano del Ciaurlec come poligono militare. “E’ possibile che qui abiti un fantasma, ma quel che è certo è che qui vaga lo spirito dell’amarezza e della rassegnazione”.

Il giro continua passando accanto alla chiesetta di San Vincenzo per poi imboccare, dopo aver attraversato la strada asfaltata, … il sentiero CAI n.805a, che da adesso in poi ci conduce fino alla meta di Casera Davass a 900 metri di quota.

Man mano che ci si innalza il panorama diventa sempre più vasto sulla pianura sottostante ma soprattutto verso il Tagliamento a Est.

Alla fine si attraversa un altopiano ondulato cosparso di betulle, con l’erba gialla che spicca contro il cielo e senza grossa fatica si arriva alla bella casera.

 

Ancora pochi passi verso il pennone della bandiera, e  su un bordo vertiginoso  si apre la vista sulla pianura, su Toppo e Meduno come se fossimo in volo. L’itinerario originale del libro prevederebbe una discesa diretta a Toppo, ma le piogge continue di novembre e il terreno scivoloso consigliano di scegliere una discesa meno ripida, così torniamo per circa 15 minuti sui nostri passi e arriviamo a Toppo con il sentiero …

Qui purtroppo devo lasciare il gruppo che si avvia al Castello di Toppo e a una ben meritata sosta pranzo all’Agriturismo “Ai Pradons”. Ringrazio infinitamente Gerhard Pilgram e Emil Kristof di Unikum per avermi dato modo di partecipare all’escursione, raccomando a chi legge il tedesco di procurarsi il volume ordinandolo direttamente da Unikum e inserisco un paio di link per chi volesse leggere qualcosa (in italiano) sulla triste vicenda di Praforte.

Aus der Enge – la nuova guida di Unikum

E’ appena uscito “Aus der Enge – Wandern und Einkehren im Nordwesten Friauls”, il nuovo volume della collana “Wander-Reise-Lesebücher” a firma Unikum, il centro culturale dell’Università di Klagenfurt. Vengono presentati con il ben noto stile degli autori  27 itinerari che si svolgono per metà in Carnia e per metà nelle valli del Pordenonese, con un paio di incursioni nella zona collinare del Friuli (elenco completo qui sotto).

Un’immagine di forte impatto, l’acqua turchese di un torrente che scorre in una stretta forra, occupa tutta la copertina. Il titolo, quasi intraducibile nella sua molteplicità di significati e inscindibilmente abbinato all’immagine di copertina, merita una spiegazione: letteralmente significa “uscire fuori da qualcosa di stretto” ed è sottinteso che si andrà a dispiegare le proprie vele verso qualcosa di aperto, che potrebbe essere lo sbocco del torrente di montagna nella pianura, l’uscita da una valle stretta verso spazi più vasti, ma anche l’abbandono di visioni limitate, pregiudizi e ideologie che costituiscono strettoie mentali da cui ci si può liberare con lo studio, la conoscenza e il viaggio. Questo e molto altro nelle 500 pagine di itinerari inediti, saggi storici e ambientali e informazioni a tutto tondo dedicati interamente al Friuli Nord-Occidentale!

Chi desiderasse ordinarlo può fare riferimento a questa pagina del sito di Unikum, cliccando su “Bestellen”.

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Storie dall’ex confine

Nella seguente serie di dieci “Storie dall’ex confine”, scritta per “IL NUOVO” tra la fine del 2007 e l’estate del 2008, ho voluto raccogliere storie e testimonianze di persone italiane e slovene la cui vita si è intrecciata in vario modo con le vicende del nostro confine orientale e raccontare la difficoltà di vivere sul confine.

Ho cercato di comporre un quadro il più possibile ampio e variegato, per cogliere la diversità fra le varie zone della nostra regione: si trovano così rappresentate nei miei articoli le Valli del Natisone (Il confine errante, Un pugno di terra del Caucaso) e dello Judrio (Contrabbandieri sullo Judrio), le Valli del Torre (Con gli sterpi in gola,  La custode del passo), Gorizia e Nova Gorica (Il confine di Nadja, Il museo della frontiera), la valle del Vipacco (Di qua e di là del Vipacco) , il Carso triestino (Il canto libero di Tabor) e Trieste stessa (Una donna di frontiera).

Il lettore dirà poi se io sia riuscita anche a collocare queste microstorie – spesso tragiche – nel più ampio scenario storico di cui fanno parte.

 

Il confine di Nadja

Nella sua trilogia dedicata al confine, la regista slovena Nadja Veluscek ha esplorato  i  condizionamenti e le lacerazioni che la “cortina di ferro” ha causato  nella sua vita e  in quella di un’intera comunità.

Un treno in movimento, un  volto di donna al finestrino, uno sguardo assorto che ci dice che nel paesaggio che scorre si sta svolgendo un viaggio non solo nello spazio, ma anche nel tempo:  queste   inquadrature del film Moja meja – il mio confine, della regista e sceneggiatrice slovena Nadja Veluscek, ci accompagnano come un Leitmotiv nei ricordi della sua infanzia vissuta nella valle dell’Isonzo e a Gorizia, negli anni più difficili del dopoguerra. Leggi tutto “Il confine di Nadja”

Il confine errante

Due nomi, tre patrie, una vita sospesa: le vicende di Emilia/Milka Klemencic, il cui destino è stato segnato dai flussi e riflussi del confine. 

“Se il mio destino è stato così, è perché giocavano con le frontiere”- sono le parole con cui mi accoglie Milka. Nella sua cucina il sole d’inverno disegna ghirigori brillando attraverso le tendine di pizzo lavorato al tombolo. “Mancano pochi giorni alla caduta del confine”– le dico. “Speriamo davvero che sia per sempre – sospira -Quello che ti dico adesso avevo promesso che non l’avrei mai raccontato e così è stato finora. Ma adesso le cose sono cambiate, e questa mia storia non può più danneggiare nessuno.”

Milka Clemencic a Clabuzzaro negli anni Cinquanta

Emilia/Milka Klemencic, classe 1933, è nata a Monte San Vito/Sentviska Gora, un altopiano a 22 km da Tolmino a circa 700 metri di quota, un posto molto bello. Leggi tutto “Il confine errante”

La custode del passo

Per quarant’anni Nella Marchiol ha gestito un piccolo locale nell’unica costruzione di Passo Tanamea. Attraverso i suoi ricordi si snoda la storia di una vita e di un piccolo mondo “di confine”

Passo Tanamea: soli 40 km da Udine, ma siamo già in un mondo alpino, ai piedi della bastionata dei Musi. Poco più in là, il confine.

1971 Nella a Tanamea

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Una donna di frontiera

Licia Chersovani, classe 1923, triestina e slovena, partigiana e antifascista, ripercorre una vita attraversata dalle lacerazioni del passato sul confine orientale e analizza le contraddizioni del presente.

Incontro Licia Chersovani, donna della Resistenza triestina, classe 1923, pochi giorni prima del 25 aprile, con addosso ancora l’amarezza per il risultato delle elezioni politiche e amministrative. E’ da molto che volevo una voce dichiaratamente di sinistra nelle mie storie di confine, e adesso l’ho trovata grazie alla ricercatrice Gabriella Musetti, che assieme a Silvana Rosei ha curato due splendidi ed emozionanti volumi intitolati “Donne di frontiera – Vita società cultura lotta politica nel territorio del confine orientale italiano nei racconti delle protagoniste”. Leggi tutto “Una donna di frontiera”

Il canto libero di Tabor

Miro e Vera, Angelo e Mirka. Due interviste parallele a due coppie, in Slovenia e in Italia, che rivelano la voglia di una comunità spezzata dal confine di tornare ad aggregarsi.

 La chiesa fortificata di Monrupino/Tabor si staglia contro il cielo alta e bianca su un cocuzzolo roccioso inespugnabile. Siamo sul Carso, alle spalle di Trieste, a poche centinaia di metri dall’ex confine.

A questa chiesa, quando il confine non aveva ancora separato una stessa comunità, facevano riferimento tutte le borgate intorno, fin dove arrivava il suono della sua campana: Repen, Col e Fernetti, a sud ovest, Dol, Vrhovlje e Voglje a nord est(adesso in comune di Sezana). Leggi tutto “Il canto libero di Tabor”

Un pugno di terra del Caucaso

Riccardo Ruttar rievoca la vicenda di suo nonno Mateus che partito da una frazione di Drenchia alla fine dell’Ottocento finì per trovare casa e lavoro a Vladikavkaz in Russia. Una storia emblematica di un’epoca in cui non c’era “nessun maledetto confine nella testa della gente”.

Sul quindicinale Dom, di Cividale, seguo con particolare interesse una rubrica dedicata ai paesi (uno per uno!) delle valli del Natisone, dove la parte delle interviste è a firma di Riccardo Ruttar. Invidio infinitamente il collega per la sua conoscenza delle persone e del territorio, e saputo che è originario di Drenchia, proprio sul confine, trovo il coraggio per chiedere all’intervistatore un’intervista per la mia serie. Mai avrei potuto immaginare quanto lontano mi avrebbe portato… Leggi tutto “Un pugno di terra del Caucaso”

Con gli sterpi in gola

Viljem Cerno, insegnante, intellettuale e poeta di Lusevera per tutta la vita ha difeso le tradizioni e la parlata slovena delle valli del Torre. Una scelta che gli è costata una vera e propria persecuzione.

“La più grande gioia che ho nell’animo è che il confine è morto, è finito” – con queste parole il professor Viljem/Guglielmo Cerno, di Lusevera/Brdo, insegnante, intellettuale e poeta delle valli del Torre, accoglie il mio invito a parlare del significato che ha avuto nella sua vita l’ormai ex confine. “Ora alziamo alta la parola/che troppo a lungo avevamo sterpi/in gola e chiusa la bocca” – dicono alcuni suoi versi del 2004. E durante il nostro lungo colloquio scoprirò che quest’uomo dall’aria così pacata ha subito durante tutta la sua vita una vera e propria persecuzione solo per la sua coraggiosa difesa dell’identità e della parlata slovena delle Valli. Leggi tutto “Con gli sterpi in gola”

Di qua e di là del Vipacco

La vita di Ivo Kovic e di sua moglie Josiza, di Rupa, e quella della loro famiglia porta il segno profondo delle tragiche vicende che hanno caratterizzato la storia del secolo alle nostre spalle.

Il Vipacco scorre pigro, venendo dalla Slovenia e fluendo piano verso l’Isonzo; il confine, tagliando una sua ansa in linea retta, ha separato per 60 lunghi anni la piccola comunità di Rupa da quello che era il suo punto di riferimento, la cittadina di Miren/Mirna, a pochi km da Gorizia. A Rupa, mi attende Giovanni/Ivo Kovic, classe 1934, la cui casa natale è proprio a ridosso dell'(ex) confine.

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Contrabbandieri sullo Judrio

 A colloquio con Jožica Strgar, etnologa e regista, che nel suo spettacolo “Kontraband čez Idrijo” ha colto le antiche paure e le nuove speranze della gente che ha vissuto sul confine.

Abbiamo fatto a fettine una sbarra di confine…

Ponte Clinaz, 26 dicembre 2007. Tra le tante feste per la caduta del confine con la Slovenia a cui abbiamo partecipato, questa di Ponte Clinaz, una sperduta località sul corso superiore dello Judrio, è stata certamente la più bella e spontanea: niente autorità, niente discorsi ma solo un clima di gioiosa adesione e di allegria popolare. In mezzo al ponte si incontrano e si abbracciano i primi doganieri italiani e jugoslavi che presidiavano questo remoto valico, mentre intorno a loro saltano e ballano gli Skrati, i folletti del folklore sloveno. Leggi tutto “Contrabbandieri sullo Judrio”

Il museo della frontiera

Alla Stazione Transalpina di Nova Gorica, sotto la guida sensibile e coinvolgente di Marinka Velikonja, è possibile fare un viaggio approfondito e obbiettivo nella dolorosa storia del confine.

Concludo questa serie di storie dal confine con quello che in realtà sarebbe dovuto essere il primo articolo. Se per le mie interviste avessi rastrellato informazioni in modo più sistematico certo sarei capitata ben prima da Marinka nello straordinario Museo della Frontiera che si trova lì, appena oltre la linea dell’ex confine, nella stazione Transalpina a Nova Gorica. Leggi tutto “Il museo della frontiera”

Le vette sono per i sognatori: incontro con Nives Meroi e Romano Benet

Nel lontano gennaio 2005 intervistavo per “IL NUOVO” la coppia di alpinisti che pochi giorni fa (11 maggio 2017) ha completato la salita a tutti e 14 gli Ottomila dell’Himalaya. La ripropongo ora, orgogliosa  di Nives e Romano, e commossa per quanto vi ritrovo e che avevo dimenticato. Nives e Romano non sono cambiati affatto, come si potrà notare! 

Lasciata la pianura nebbiosa, nella Val Canale splende il sole e più su la piana di Fusine è di un biancore accecante. Leggi tutto “Le vette sono per i sognatori: incontro con Nives Meroi e Romano Benet”

Mestre di mont: Varna Mansutti

Ricordi e riflessioni di Varna Mansutti, maestra di montagna, che negli anni Sessanta ha insegnato nei più remoti paesi del Canal del Ferro.

Friuli, censimento del 1921: nel comune di Moggio la borgata di Moggessa di Qua conta 135 abitanti, Moggessa di Là 110; Stavoli ne ha ben 175; l’attuale Chiusaforte centro conta 1544 abitanti, mentre oltre il Fella Raccolana fa comune a sé con 1569 abitanti, di cui 143 a Patoc, 97 a Pezzeit, 107 a Tamaroz; Dogna con il suo canale ne ha 1542 (oggi 260!!); in val Resia la sola Stolvizza ne ha 720. Sono passati novant’anni e la popolazione è stata letteralmente “decimata”, ma ancora nei primi anni Sessanta del secolo scorso in ognuno di questi paesi c’era una scuola. Leggi tutto “Mestre di mont: Varna Mansutti”

Puestine di mont: Elena Tavella

“Che male c’è se un postino di montagna dà un passaggio a una vecchietta che stenta a fare la strada di casa in un giorno afoso d’estate? E’ inutile andare a messa la domenica, mi pare, e poi lasciare che gli anziani tirino le cuoia su pa la rive!” Comincia così la mia intervista a Elena Tavella, puestine di mont, che con la grinta che la contraddistingue entra subito nel vivo dei problemi senza tanti preamboli.

Elena è diventata postina quasi per caso, per poi scoprire che è davvero il lavoro che fa per lei. Purtroppo attualmente è disoccupata perchè, pur avendo accumulato molto punteggio con il lavoro precario trimestrale, questo non le serve a nulla perché le graduatorie sono chiuse e le nuove regole per l’assunzione degli avventizi varate nel 2009 prevedono una sola chiamata all’anno. Ma procediamo con ordine. Leggi tutto “Puestine di mont: Elena Tavella”

In giro per la Val Aupa

Val Aupa mon amour: se non fosse un po’ sopra le righe, sarebbe questo il titolo che vorrei dare a questa serie dedicata alla Val Aupa, una valle che mi ha sempre affascinato per gli angoli sconosciuti che racchiude e per i suoi abitanti così in sintonia con quel territorio. Ma cominciamo un po’ a conoscerla da vicino, percorrendola (possibilmente a piedi) e osservandone i fiumi e le montagne, per poi soffermarci in modo particolare a Dordolla, un paese “che resiste”. Lesen Sie hier die deutsche Fassung 🇩🇪 Leggi tutto “In giro per la Val Aupa”

Genius loci della Val Aupa

La val Aupa mi ha sempre affascinato, come se i suoi abitanti, schivi ed enigmatici, concentrassero l’essenzialità del genius loci che a me – abitante della pianura – sfuggiva.Solo poco tempo fa la lettura dell’illuminante libro di Franco La Cecla “Mente locale” mi ha chiarito con acute considerazioni come le persone di un posto si rapportino a quel posto stesso, come l’abitare sia una conversazione ininterrotta tra la nostra presenza e quella dei luoghi. E il poeta americano Wallace Stevens ci ricorda che “l‘anima è composta dal mondo esterno” e che “ci sono abitanti di una valle che sono quella valle”.

Recentemente ho avuto la fortuna di intervistare Elena Not e Corrado Druidi, una coppia di Dordolla che conosce a fondo i misconosciuti tesori culturali, vegetali e culinari della Val Aupa, e che ha acconsentito a condividerli con me. Leggi tutto “Genius loci della Val Aupa”