Val Aupa: gli ultimi pastori di Flop

Una volta c’erano molte malghe in val Aupa, nonostante l’asprezza del suolo, e avevano nomi enigmatici o evocativi come Vualt, Liûs, Palis di Liûs, Ladussêt, Giouf di Fau, Flop, Foran da la Gjaline, Cimadôrs. Oggi alcune sono state ristrutturate e vengono usate come bivacchi, di altre non è rimasta quasi alcuna traccia in mezzo all’invadente vegetazione di ortiche e lamponi.

Fienagione in Flop negli anni Sessanta

A salvare dall’oblio della memoria le storie di malga Flop, ai piedi della Sfinge, sul sentiero che oggi porta al Rifugio Grauzaria, è Corrado Druidi, classe 1947, di Dordolla. Leggi tutto “Val Aupa: gli ultimi pastori di Flop”

I Blumarji di Montefosca

Ogni anno, l’ultima domenica di carnevale, a Montefosca, piccola frazione montana di Pulfero, si ripete la corsa dei Blumarji, le strane maschere che non hanno assolutamente uguali in tutto l’arco alpino orientale, né in Italia né in Slovenia. Hier lesen Sie die deutsche Fassung.🇩🇪

Montefosca/Črni Vrh: sarebbe già sufficiente il nome per andarci. Ma oltre al fascino del toponimo e del Carnevale c’è anche un terzo motivo di interesse: è l’unico paese delle Valli del Natisone in cui vi è ancora una latteria funzionante, dove ancora per le strade si sente l’odore delle stalle e del fieno. Ci sono due modi per andarci. Una lunga lunga strada si inerpica a tornanti da Stupizza su per Zapotocco e Calla. Leggi tutto “I Blumarji di Montefosca”

Benvenuti su “Andamento lento”

Il nostro nuovo sito, che riprende il titolo di un nostro libro di itinerari del 2005, vuole presentare approfondimenti su persone e paesi del Friuli Venezia Giulia, storie di voci deboli e paesaggi fragili, resoconti di nostri vagabondaggi reali, letterari, fotografici e nella storia. Cominciamo con un assaggio dei reportage pubblicati fino al 2009 sul settimanale “IL NUOVO” e che ci manca tanto!

Val Dogna: Tutta una valle in un uomo

Attraverso lo sguardo acuto di Pietro Compassi di Roncheschin ripercorriamo quasi un secolo di storia e la vita dell’intera val Dogna.

“Sfrecciando sul gigantesco viadotto che sovrasta il paese, in molti si saranno chiesti cosa ci sia nell’anima di Dogna: il paese finisce lì, sotto le infrastrutture viarie, oppure custodisce ancora qualcosa?” Così inizia il bel libro “Dogne si conte…cu le vôs dai nonos”, che raccoglie una serie di testimonianze suiborghi – ormai in gran parte abbandonati – della val Dogna.

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Il maestro dei boschi

Un itinerario alla ricerca di tracce e di alberi sul monte Mia, m 1231, in compagnia di Giovanni Coren di Ponteacco, profondo conoscitore di ogni piega del monte.
E’ una fortuna non quotidiana quella di poter fare un’escursione insieme a Giovanni Coren, istruttore naturalistico e appassionato raccoglitore di storie e tradizioni delle valli del Natisone. Qualcuno lo ha chiamato “il maestro dei boschi”. Lui questo mestiere lo fa per passione, e ama soprattutto lavorare con i bambini delle elementari: dice lui stesso di aver avuto un’infanzia felice in mezzo alla natura e sente il desiderio, quasi la spinta morale di trasmettere questo sapere alle nuove generazioni.

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Le ciliegie duracine di Tarcento

A Sammardenchia di Tarcento Attilio Vidoni rievoca l’epopea delle ciliegie duracine, un tempo esportate in tutta Europa e ora del tutto dimenticate, intrecciandola con i dolorosi ricordi del terremoto. 

Giugno, e il pensiero corre spontaneo alle ciliegie, le famose ciliegie duracine di Tarcento, chissà se ne è rimasto qualche albero? I miei informatori mi consigliano di rivolgermi a Attilio Vidoni di Sammardenchia, agricoltore da sempre e cultore delle antiche tradizioni che ha da poco raccolto sulla carta in un bel libro intitolato appunto “Sammardenchia. Il mio paese: tradizioni perdute”. Attilio e sua moglie Maria Teresa abitano in cima alla collina, in una casa verde accanto alla chiesa (orribilmente) ricostruita dopo il terremoto. Quando ci arrivo il signor Vidoni, 80 anni portati con baldanza, è appena tornato dal campo con una carriola carica di erba fresca per le sue due mucche. Una margherita gialla spicca in cima al mucchio e il profumo dell’erba appena tagliata si sparge sotto il portico della casa. Leggi tutto “Le ciliegie duracine di Tarcento”

Der Waldlehrer

Auf der Suche nach Spuren und Bäumen auf dem Mia-Berg, m 1231, begleitet von Giovanni Coren aus Ponteacco, tiefer Kenner jedes Bergwinkels.

Nicht oft hat man das Glück, eine Wanderung zu machen mit Giovanni Coren, Naturwanderführer und leidenschaftlicher Sammler von Geschichten und Traditionen der Natisone-Täler. Jemand hat ihn “den Waldlehrer” genannt. Er macht diese Arbeit aus purer Leidenschaft, und vor allem arbeitet er gern mit Grundschulkindern: er selbst sagt, er habe eine glückliche Kindheit in der Natur gehabt und spüre jetzt den Wunsch, ja sogar den moralischen Drang, dieses Wissen den neuen Generationen weiterzugeben. Die Gelegenheit bietet sich mit dem ersten Kurs für Naturwanderführer, den der sehr engagierte Förderverein “Nediske Doline-Valli del Natisone” organisiert hat. Die Teilnehmer sind fast alle junge Studenten der Natisone-Täler, die vom Frühling bis Herbst die Wanderungen zum Mia-Berg und seinen alten Hirtensiedlungen führen werden. Leggi tutto “Der Waldlehrer”

Il bio-tesoro di Cabia

In compagnia di Tullio Fior andiamo alla scoperta delle centinaia di varietà di alberi da frutto che hanno reso famosa la frazione di Arta e che ancora sopravvivono e vengono conservate con sapienti innesti.

In questo viaggio alla ricerca della biodiversità una tappa obbligata è Cabia, frazione di Arta, un paese soleggiato “sito in posizione bellissima sopra un verde terrazzo a cavaliere delle valli della Bût e del Chiarsò, celebrato per le ciliegie e l’acquavite di prugne” come scriveva Giovanni Marinelli nel 1912. Qui, a un’altitudine media di 800 metri, dove il sole batte dalla mattina alla sera, vivono e prosperano ancora centinaia di alberi da frutto, molti di antiche varietà, a formare una vera e propria foreste di pomârs, come ci racconta Tullio Fior, guardia forestale regionale e autentico appassionato di alberi da frutto. Leggi tutto “Il bio-tesoro di Cabia”

Peri e meli di Carnia

Due appassionati frutticoltori carnici, Duilio Cacitti di Caneva e Pietro Felice di Agrons, sono i custodi di decine di antiche varietà di peri e meli, tra cui anche il famoso pero Janis portato dalla Spagna nel 1500.

Questo viaggio alla ricerca della biodiversità inizia con un piccolo scoop pomologico di cui sono debitrice a Tullio Fior, guardia forestale e frutticoltore di Cabia. Grazie a lui sono riuscita infatti a rintracciare gli ultimi due esemplari di pero Janis esistenti in Carnia, e precisamente a Caneva, frazione di Tolmezzo, nel giardino-frutteto di Duilio Cacitti. Leggi tutto “Peri e meli di Carnia”

Vernassino: All’osteria del Cividino

A Vernassino, nelle valli del Natisone, Elio Blasutig ancora coltiva l’antico vitigno autoctono chiamato Cividin, e la figlia Raffaella tiene aperta l’omonima osteria. Hier lesen Sie die deutsche Fassung.🇩🇪

Cividale, Ponte San Quirino, Azzida, la strada per Savogna, e dopo qualche km a sinistra per Vernassino/ Gorenj Barnas. In una assolata ma limpida giornata di luglio salgo i tornanti che dal fondovalle portano alla piccola borgata, famosa un tempo per la produzione di un vino particolare e ora dimenticato: il Cividin. Leggi tutto “Vernassino: All’osteria del Cividino”

Tercimonte: 500 rastrelli per una bici

 Tercimonte è un piccolo paese delle Valli del Natisone alle falde del Matajur, abbarbicato su un colle posto alla confluenza dell’Alberone con il Rieca, e nelle giornate limpide gode di una vista impareggiabile verso Cividale e la pianura. Purtroppo è ormai sconosciuto ai più, ma fino a trent’anni fa non era così perché vi fioriva l’artigianato dei rastrelli. Leggi tutto “Tercimonte: 500 rastrelli per una bici”

Le pesche di Rodda

Solo poche decine di peschi sopravvivono ancora a Rodda, soleggiato paese nella valle del Natisone, che ne trasse ricchezza per quasi 80 anni.

Percorrendo in questi giorni di sole primaverile la valle del Natisone da S.Pietro a Pulfero, non si può fare a meno di notare, sui fianchi delle montagne ricoperti ormai di bosco, gli sbuffi bianchi dei ciliegi in fiore, ma nulla potrebbe far immaginare che fino a trent’anni fa da Brischis alle più alte borgate di Rodda il colore dominante non fosse il verde né il bianco, ma il rosa dei peschi, una coltivazione che costituiva “una vera oasi fruttifera che richiama compratori anche da lontano”, come scriveva nel 1912 Olinto Marinelli nella sua “Guida delle Prealpi Giulie”.

Leggi tutto “Le pesche di Rodda”

Il cavallo TPR friulano, un gigante da salvare

A Artegna Renzo Buzzulini, agricoltore da una vita, alleva e addestra – per passione – una razza equina minacciata di estinzione.

L’azienda agricola di Renzo si trova proprio sotto il castello di Artegna, nella piana. E’ qui che troviamo un gigante equino quasi scomparso, il cavallo agricolo italiano da tiro pesante rapido, conosciuto tra gli addetti ai lavori con l’orribile sigla CAI -TPR. Leggi tutto “Il cavallo TPR friulano, un gigante da salvare”

L’erba medica di Premariacco

Ascesa e declino dell’erba medica di Premariacco, un tempo famosa in tutto il Friuli e ben oltre: per saperne di più andiamo a intervistare Fabio Donato, classe 1933, agricoltore per tradizione e per vocazione, ma soprattutto appassionato pioniere e sperimentatore di ogni tipo di innovazione in campo agricolo.

Fabio adesso si dedica principalmente al suo vigneto, ma conserva documenti preziosi per la storia di Premariacco nel secolo ormai trascorso. Leggi tutto “L’erba medica di Premariacco”

Le due anime di Polava

Nel piccolo borgo delle valli del Natisone incontriamo Antonia Massera, memoria storica del paese, e Plinio Benedetti, fondatore del centro buddista Cian Ciub Ciö Ling. Lesen Sie hier die deutsche Fassung.🇩🇪

A poca distanza dal confine con la Slovenia ormai definitivamente caduto, si appoggiano sul pendio della montagna le poche case del borgo di Polava, dove già da molti anni vivono alcuni monaci tibetani.      Leggi tutto “Le due anime di Polava”

Le viole mammole di Udine

Fuggimmo all’aperto:/le cadde il bel manicotto/adorno di mammole doppie. /O noto profumo disfatto/ di mammole e di petit-gris…” (G. Gozzano, Un rimorso)

Eh sì, ond’ai quasi cent subite” – così esordisce Ines De Marco, detta Blancje, classe 1908, quando andiamo a trovarla nella sua casa di Pozzuolo per parlare di una storia molto lontana e dai contorni quasi fiabeschi, la storia di una passione che ha permesso a una pianta di sopravvivere. Sul tavolo della cucina, in un vasetto, un mazzolino di viole – che somigliano a roselline in miniatura – timidamente profumate in questo marzo freddissimo. Fausta Della Vedova, che ha sposato un nipote di Blancje, mi mostra due grandi foto dove una bella signora dai capelli candidi è ritratta in un giardino in mezzo a una profusione di gigli rose ortensie che quasi la sovrastano: sono i fiori decisamente i protagonisti della scena. Leggi tutto “Le viole mammole di Udine”

Unterwegs im Aupa-Tal

Das Aupatal, Lauf des gleichnamigen ungestümen Wildbachs, steigt von Moggio Udinese Richtung Norden bis zum Sattel von Cereschiatis auf 1066 Höhenmetern an, von wo aus man nach Studena und dann nach Pontebba weiterfahren kann. Es gibt nur wenige Dörfer: Pradis, Chiaranda, Grauzaria, Dordolla und Bevorchians, mit ihren kleinen Weilern und verstreuten Häusern. Im Ganzen leben nicht mehr als zweihundert Menschen im Tal.

Wenn man von Moggio/Mueč zum Talanfang blickt, sieht man die Masse des Montisel (1362 m) auf der linken und den Masareit (1459 m) auf der rechten Seite, einen felsigen Bergkamm, der an die Rückenflosse eines grossen Fisches erinnert und das Aupatal vom unbewohnten Albatal trennt. Im zweitem Stock türmt sich der Čuc dal Bor auf mit seinem auffälligen Gipfel. Die Grauzaria sieht man erst im zweiten Moment, nach Pradis und Chiaranda/Cjarande (das heisst “Hecke”), aber schon nimmt sie das ganze Bild in Besitz, unten grün und in der Höhe kalkweiss gekleidet, mit einer grossen Geröllhalde um die Mitte. Pradis, der aus drei Weilern besteht, liegt auf den letzten Ausläufern des Masareit, Chiaranda ist eine entlang der Straße verstreute Häusergruppe. Ein wenig weiter, nach einer Gruppe, findet man ein Straßenwärterhaus und eine Quelle, genannt “aip dai cjavai”, mit sehr gutem Wasser. Die Straße, nach dem desaströsen Hochwasser von 2003 vollständig wieder aufgebaut, ist nunmehr breit und bequem und fordert zu hoher Geschwindigkeit, was leicht dazu führt, dass man die Einzelheiten der Landschaft übersieht. Das Wasser des Wildbaches glitzert in der Sonne, wenn es über kleine Wasserfälle hinabstürzt.

Fast wie in Süditalien, wir sind aber im kleinen Dorf Grauzaria im Aupa-Tal

Nach fünf Kilometern taleinwärts links die Abzweigung der Straße zum Dörfchen Grauzaria/Graučarie, dessen Besichtigung wegen des harmonischen Ortsbildes und der üppigen Gärten absolut lohnt. Die schon seit Jahren geschlossene Osteria blickt still auf die Straße.

Bohnen und Kartoffeln wachsen am Ufer

Am Ufer des Flusses ein schönes Feld mit Kartoffeln und Bohnen. Glitzernde Staniolstreifen, die an den Bohnenstangen angebracht sind, bewegen sich im Wind. Vielleicht vertreiben sie die Vögel, aber sicher ziehen sie den Blick auf sich und erzählen von denen, die hier noch immer den Boden kultivieren. Auch die wenigen Häuser von Zais blicken auf die Straße, zusammengekuschelt auf einem Vorsprung wenige Meter über der Straße und nur zu Fuß über eine kleine Treppe erreichbar. Wer da wohnt, muss nur einen Sessel vor die Haustür stellen, und kann, aufgestützt an der Brüstung, wie vom Balkon eines Theaters aus den Verkehr beobachten.

Ein paar hundert Meter weiter ein großes Holzkreuz. Ein anmutiges Haltestellenhäuschen mit zierlichen weißen Gardinen zeigt an, dass man in unmittelbarer Nähe zur Abzweigung nach Dordolla befindet, dem lebendigsten Dorf des Aupatals. Hinter Dordolla ist das Tal wilder und noch dünner besiedelt. Es zahlt sich aus, bei der alten Mühle am Bach Fontanaz anzuhalten, leicht sichtbar auch von der Straße her (in der Nähe einer Autobushaltestelle). Vom Bachbett aus kann man die bauliche Struktur betrachten, aber wenn man sich dem Gebäude nähert und das wuchernde Grün zur Seite schiebt, liest man über dem Tor eine uralte Jahreszahl: 1797. Zehn Kilometer von Moggio entfernt liegt Bevorchians (“Abzweigung”), ein Ort, der aus einer Reihe von Weilern und verstreuten Häusern besteht: Gjaloz, Ors, Gjalizis, Culos, Saps, Matanins. Das Grauzaria-Massiv zeigt sich, von hier aus gesehen, in seiner Gesamtheit, verbunden mit der Creta dei Gjai und dem Sernio. Danach, in einem wunderbaren Wald, steigt die Straße in Serpentinen nach Cereschiatis auf.

Von Cereschiatis: Grauzaria, Cima dai Gjai, Cima dal Lavinal, Sernio

Dordolla/Dordole

Ungefähr sieben Kilometer vom Moggio, auf dem linken Rand des Aupatals, lugt der weiße Campanile von Dordolla über die Bäume hervor, hoch auf einem Sporn, wie um das Tal zu beschützen. Der Name des Dorfes leitet sich vom slowenischen dol, Tal, ab, wie überhaupt etliche Flurnamen in der Umgebung (z.B. pustots) slawischen Ursprungs sind.

Dordolla 

Mit seinen dicht aneinander gebauten Häusern, den Gässchen und den Torbögen, dem kleinen Platz und seinem Brunnen, erinnert das Dorf ein wenig an Venedig, was der Volksmund – nicht frei von Übertreibung – bestätigt: “Venezia è bella, Dordolla è sua sorella” (Venedig ist schön, Dordolla ist seine Schwester).

Einmal ein großer Kindergarten, heute ein Kulturzentrum

An der Piazza über der Kirche St. Florian die Bar und das asilo, ein ehemaliger Kindergarten und Hort, der zu einem Kulturzentrum umgebaut wurde. Von hier aus erscheint die große Masse der Creta Grauzaria in ungewöhnlicher Weise, eingerahmt von den Fähnchen, die vom Dorffest übrig geblieben sind, oder von hohen, rot blühenden Bohnenstöcken.

Die Creta Grauzaria von Bohnen eingerahmt

Wie in einer Szene aus anderen Zeiten spielen die Kinder und laufen im Dorf umher, weil Autos nicht über die Piazza hinaus fahren können. Wer sein Haus renovieren will, muss sich so gut es geht arrangieren: Zement, Ziegel, Dachziegel auf der Piazza ausladen, 200 Meter hinauf mit einem Apecar bringen und dann ab mit der Schiebkarre!

Aber die kämpferischen Bewohner von Dordolla – kaum fünfzig mit einer nicht übersehbaren Anteil von Kindern und Jugendlichen – lieben den Slogan “Dordolla non molla!” (Dordolla lässt nicht locker) und demonstrieren damit ihren festen Willen, hier zu bleiben und hier zu leben und dem Sirenengesang zu widerstehen, der ein einfacheres Leben im Talgrund verspricht, ein Gesang, in den oft auch die Lokalpolitiker einstimmen, die die Kosten für die Infrastruktur reduzieren und die Bevölkerung im Hauptort konzentrieren wollen.

Zur Arbeit fahren alle nach Moggio oder noch weiter. Die einen arbeiten in einer Bäckerei, sind Installateure, Krankenschwestern oder Forstwächter, die anderen arbeiten im Altersheim von Moggio oder haben eine kleine Baufirma; fünf sind Schichtarbeiter in der Papierfabrik. Acht Personen sind Freiwillige beim Zivilschutz, bei der Bergwacht und bei der Feuerwehr.

Es sind die Nachfahrern jener 400 Einwohner, die Dordolla noch vor 100 Jahren hatte und die einst in bitterer Armut lebten. Weil die Landwirtschaft aufgrund des schwierigen Geländes und der Zersplitterung des Grundbesitzes durch ständige Erbteilung zu wenig Ertrag brachte, waren die meisten Männer gezwungen, sich als Saisonarbeiter zu verdingen oder überhaupt auszuwandern. So verschlug es etliche Familien bis nach Kärnten, wovon einige italienische Namen noch heute zeugen. 

Drentus und Virgulins

Drentus und Virgulins sind zwei Weiler, die, obwohl von Pradis di Sopra aus auf einer Straße erreichbar, seit jeher mit Dordolla in enger Beziehung stehen, von dem sie nur 15 Minuten auf einem Fußpfad trennen.

Die Creta Grauzaria von Drentus

Hier hat man die Creta Grauzaria direkt vor sich, gedrungen, massig wie eine autoritäre Herrscherin in all ihren Reifröcken. Unter dem strengen Blick dieses souveränen Berges lebt seit einiger Zeit eine junge Familie: Marina, mit lokalen Wurzeln, ihr Ehemann Kaspar, zugezogen aus dem angrenzenden Kärnten, und ihre drei Kinder.

Als die Familie noch klein war: Kaspar, Marina und der erste Sohn Cosma (heute sind die Buben drei)

Das Paar verwendet all seine Energien darauf, mit einem biologischen Bauernhof die großartige Landschaft seiner unmittelbaren Umgebung in respektvoller Weise zu revitalisieren. Die beiden züchten Schafe einer Rasse namens Plezzana und kultivieren typische friulanische Nutzpflanzen, vor allem Kartoffeln und Bohnen.

Einkehr:

Osteria da Fabio, mit angeschlossenem Lebensmittelgeschäft. In der sympathischen Kneipe kommt man leicht mit den ansässigen Menschen in Kontakt und erfährt die Sorgen und Hoffnungen einer kleinen Berggemeinde, die überleben will. Bei Voranmeldung kann man ausgezeichnete lokale Spezialitäten wie di minestra di brovedâr genießen.  0039-0433-51206

Das schöne Lächeln von Lavinia, Wirtin der Osteria 

Azienda Agricola Tiere Viere. Man kann im alten Bauernhaus von Marina Tolazzi und Kaspar Nickles Quartier nehmen. Die Produkte des Biobauernhofes Tiere Viere (das heißt Alte Erde) kann man bei Voranmeldung direkt vor Ort erwerben. Ebenfalls nach Voranmeldung zeigt Kaspar, der auch ausgebildeter Naturführer ist, die versteckten Schönheiten des Aupatals, von Moggio und des nahen Resiatales.

0039-0433-51063  www.tiereviere.net

©Antonietta Spizzo & UNIKUM 2010; aus “Die letzten Täler”, Drau Verlag 2010, dritte aktualisierte Auflage.

Polavas zwei Seelen

 In dem kleinen Weiler der Natisone-Täler treffen wir Antonia Massera, lebendes Gedächtnis des Ortes, und Plinio Benedetti, Begründer des buddhistischen Zentrums Cian Ciub Ciö Ling.

Nicht weit von der ehemaligen Grenze mit Slowenien lehnen sich an den Berghang die wenigen Häuser von Polava. Seit einigen Jahren lebt hier eine kleine buddhistische Mönchengemeinschaft. Leggi tutto “Polavas zwei Seelen”

Zum Wirtshaus “Al Cividino”

Im kleinen Dorf Vernassino, in den Natisone-Tälern, widmet sich Elio Blasutig noch dem Anbau des Cividin, einer alten bodenständigen Weinrebe, und seine Tochter Raffaella bewirtschaftet das gleichnamige Wirtshaus.
Cividale, Ponte San Quirino, Azzida, die Strasse nach Savogna, und nach einigen Kilometern fährt man links nach Vernassino/ Gorenj Barnas.
An einem sonnigen und heiteren Julitag fahre ich die Kehren hinauf, die von der Talebene zum kleinen Dorf führen, das einmal für die Produktion eines besonderen, und jetzt leider vergessenen Weines berühmt war: der Cividin. Leggi tutto “Zum Wirtshaus “Al Cividino””

Die Blumenkostüme von Montefosca

Jedes Jahr am letzten Faschingssonntag wiederholt sich in Montefosca, einer kleinen Bergortschaft der Natisone Täler, der Lauf der “Blumarji”, die sonderbaren Kostüme, die in den östlichen Alpen nichts ihresgleichen haben, weder in Italien noch in Slowenien.
Montefosca bedeutet “der finstere Berg”, auf Slowenisch Črni Vrh, “der schwarze Berg”: schon der Name wäre attraktiv genug, um dorthin zu fahren.

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