La scelta dell’itinerario:
Per completare la nostra conoscenza dei paesi che si affacciano sul Mar Baltico e sul Mare del Nord – mete di nostri viaggi precedenti – quest’anno ci siamo inventati un percorso di più di 3000 km tra Olanda e Estonia, con partenza da Rotterdam e arrivo a Tallinn. Seguiamo in parte la ciclovia Eurovelo 12 del mare del Nord collegandola a Eurovelo 10 che costeggia il mar Baltico. Per la prima volta nella nostra esperienza di cicloviaggiatori decidiamo – non senza continui ripensamenti – di utilizzare l’aereo sia per raggiungere il punto di partenza che per tornare a casa dal punto di arrivo.
Questo è il nostro quarto viaggio in bici di lunga percorrenza, ormai le soluzioni le abbiamo sperimentate un po’ tutte: partire da casa, usare per il ritorno i più disparati mezzi di trasporto (treni, auto, Flixbus, traghetti), insomma ci mancava solo l’aereo.
Prenotato con molto anticipo sia il volo di andata (Transavia per Rotterdam, con partenza dall’aeroporto di Trieste) che quello di ritorno (WizzAir da Tallinn per Venezia), per mesi siamo in ansia per possibili difficoltà logistiche per il trasporto delle bici (imballaggio, montaggio e smontaggio, reperimento scatoloni a Tallinn eccetera), preoccupazioni che poi si riveleranno infondate.

Le piste ciclabili in cinque paesi europei: Abbiamo attraversato cinque paesi dell’Unione Europea: Olanda, Germania, Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia. Che dire? Le infrastrutture ciclistiche vanno da superlative a discrete, mentre il comportamento di ciclisti e automobilisti è abbastanza diverso.

Al primo posto della classifica non c’è da meravigliarsi che ci sia l’Olanda, dove in tutte, dicasi tutte le strade, c’è una corsia dedicata alle biciclette, in sede propria oppure sul marciapiede, e talvolta ci sono intere strade a esclusivo uso dei ciclisti. All’inizio capita di essere un po’ frastornati dall’intenso traffico di biciclette, e bisogna fare molta attenzione anche perché i ciclisti locali sono molto veloci. I ciclisti e i pedoni hanno la precedenza in tutti gli attraversamenti, e le macchine la rispettano. Se ti vedono da lontano gli autisti già rallentano. Anche le rotonde sono congegnate in modo che i ciclisti siano sempre al sicuro sulle corsie a loro dedicate.
La Germania è praticamente quasi allo stesso livello dell’Olanda, dico “quasi” perché capita che su qualche strada la corsia per le bici non sia presente. Ci è sembrato che quasi tutti i ciclisti locali (a parte chi usa bici da corsa, naturalmente) usino bici a pedalata assistita.

Come vanno le cose in Polonia? Qui il numero delle bici elettriche diminuisce grandemente, e anche quello dei ciclisti tout court. Ci è sembrato che le infrastrutture ciclistiche siano in aumento e che ci sia molta attenzione delle amministrazioni cittadine per le piste ciclabili, sia per la mobilità locale che per i cicloviaggiatori. Per questi ultimi sono stati sviluppati gli itinerari Velo Baltica lungo la costa (che coincide con Euro Velo 10) e Green Velo (da Danzica ai Carpazi per 2000 km), dove però, come diremo in seguito, la qualità del fondo stradale è molto molto discontinua, per usare un eufemismo. Gli automobilisti sono abbastanza rispettosi dei ciclisti e di solito, se c’è poco traffico, li sorpassano tenendosi alla corretta distanza, ma se la strada è trafficata molto spesso questo non avviene e camion e automobili ti passano molto vicini. Insomma sei un utente della strada di seconda categoria.

E nei paesi baltici? Qui il numero dei ciclisti è ancora più basso, nonostante siano tre paesi quasi del tutto pianeggianti e quindi con condizioni favorevoli alla mobilità ciclistica. Nelle città sono presenti buone piste ciclabili in sede propria oppure più spesso sui marciapiedi che di solito sono molto larghi, mentre al di fuori delle città quasi sempre bisogna rassegnarsi a condividere la strada con macchine e camion, e le cose vanno più o meno come in Polonia. I ciclisti – e i pedoni – in città sono piuttosto indisciplinati, nessuna delle due categorie rispetta gli spazi dell’altra, sui passaggi pedonali c’è sempre confusione e poco rispetto dei semafori, comunque sembra che tutti convivano senza troppo arrabbiarsi.

Il percorso di EuroVelo 10 e 12: come ben sappiamo dai nostri viaggi precedenti, i percorsi Eurovelo sono ancora in gran parte solo sulla carta, anzi vorrei dire sono solo dei suggerimenti, e non sempre dei migliori. Sarebbe impossibile seguire i percorsi EuroVelo senza aver scaricato prima la traccia GPS dal sito ufficiale www.https://en.eurovelo.com. Non ci sono indicazioni o suggerimenti per i posti tappa, il che nell’era digitale mi sembra una grave mancanza, e inoltre ci sono lunghi tratti – soprattutto nei paesi baltici – dove per mancanza di alternative percorribili EuroVelo segue strade a grande scorrimento per centinaia di kilometri. Non bisogna nemmeno fare affidamento sulla presenza di cartelli indicatori o tabelle, che compaiono in modo irregolare e saltuario. Siamo felici quando ne troviamo uno che ci rassicura, ma non dobbiamo assolutamente aspettarci una segnaletica regolare e coerente.

La logistica: Partiamo come sempre facendo conto di campeggiare e i campeggi lungo la costa non mancano, anche se la loro qualità e le loro attrezzature sono estremamente disomogenee. Non sempre piccolo è bello, non sempre grande è ben attrezzato, anche in Olanda e in Germania troviamo campeggi “scalcagnati” e con servizi igienici essenziali. I prezzi variano da 18 a 30 Euro per due persone in tenda. Nelle grandi città (Amburgo, Danzica, Riga, Tallinn) abbiamo dormito in albergo oppure abbiamo affittato un appartamento prenotandolo online. Abbiamo scelto questa soluzione anche nei giorni di pioggia, che si sono concentrati in una settimana in Polonia.

Non abbiamo avuto difficoltà nel mettere sempre le bici al sicuro per la notte.
Abbiamo calcolato di percorrere tra i 90 e i 120 km al giorno, la presenza di un posto per dormire ha condizionato naturalmente la lunghezza delle tappe.
Le biciclette: Due bici gravel in acciaio, adatte a ogni terreno: una Locomotive Blue Train e una Cinelli Hobootleg. Per i bagagli usiamo borse Ortlieb anteriori e posteriori. Mai una foratura, mai un problema tecnico se si eccettua un cambio delle pastiglie dei freni anteriori sulla Cinelli.

L’attrezzatura: Tenda, sacchi a pelo, materassini; fornelletto e attrezzatura da cucina, cibarie varie (una borsa è dedicata solo alla cucina, che noi chiamiamo “cambusa”). Vestiario tecnico “a strati”, mantelle e pantaloni impermeabili. In tutto circa 30 kg da dividere su due bici.

Approvvigionamenti: paradossalmente più difficili – per noi cicloviaggiatori – in Olanda e in Germania, sia perchè EuroVelo 10 resta quasi sempre sugli argini sia perchè in questi due paesi non esistono più negozi di alimentari nei piccoli centri; i supermercati sono nella periferia delle città o nei centri commerciali, che noi raramente incrociamo. In Polonia invece anche il paese più piccolo ha almeno un negozietto di alimentari (szklep), piccolo ma incredibilmente rifornito di tutto. Gli orari sono incredibilmente lunghi, di solito dalle 7 del mattino alle 11 di sera! Nei paesi baltici tendenzialmente è come in Polonia, ma i centri abitati sono pochi e di conseguenza anche i negozi scarseggiano. Bisogna tenerne conto nel pianificare la giornata di viaggio.
Considerazioni sul viaggio in aereo:

- A Ronchi (Aeroporto di Trieste) nessun tipo di formalità per le bici (ben imballate negli adatti scatoloni), ci si presenta al banco della consegna dei bagagli da stiva e un addetto si incarica di portare via le bici. Nessun controllo del peso.
- A Rotterdam sono state riconsegnate per ultime, dopo tutti gli altri bagagli.
- A Tallinn le avevamo preparate per il viaggio in centro, davanti al negozio CityBike che ci ha fornito anche gli scatoloni (7 Euro l’uno) e l’indomani ci ha accompagnato all’aeroporto (25 Euro). A Tallinn controlli molto più accurati a persone e bagaglio; le bici sono state pesate e abbiamo dovuto maneggiarle da soli.
- A Venezia consegna immediata bici e bagaglio da stiva e nessuna formalità.

In bicicletta lungo la costa olandese: Una volta sbarcati a Rotterdam e rimontate le biciclette, abbiamo trascorso la prima notte nel campeggio cittadino di Rotterdam e siamo partiti il giorno seguente (17 giugno 2026) per esplorare l’itinerario costiero. Non conoscevamo molto dell’Olanda e questo paese, oltre a essere il più “biciclettofilo”, come ben si sa, ci ha colpito per la bellezza dei suoi giardini e dei suoi centri storici, come ad esempio Delft o Stavoren.

Tuttavia gran parte dei 4 giorni che abbiamo impiegato per percorrere i 400 km di Eurovelo li abbiamo trascorsi sugli argini, lontano da tutti i centri abitati, in compagnia di numerosissime pecore che abbiamo avuto occasione di osservare da molto molto vicino, facendo in bici lo slalom tra quelle che invadevano pacificamente la pista.

Abbiamo pernottato in alcuni dei più bei campeggi del viaggio, come il campeggio “Zee von Tijd” a Holwert – che meriterebbe una sosta anche solo per il nome, “Mare del tempo” – oppure il campeggio Ekenstein a Appingedamm. Unico piccolo neo del percorso: sotto il sole cocente l’ombra sull’argine è merce rarissima, e per trovare qualche bevanda rinfrescante, in mancanza di chioschetti volanti, bisognava lasciare la pista e inoltrarsi fino al primo paese dell’interno.

In bicicletta lungo la costa tedesca del Mare Baltico:
Passato il confine tra Olanda e Germania, per raggiungere EuroVelo 10 sul Baltico puntiamo direttamente a Est verso Amburgo e attraversiamo la pianura della Frisia Orientale (Ostfriesland). Dobbiamo superare in traghetto due grandi fiumi che sbarrano la via, il Weser a Bremerhaven e l’Elba a Amburgo (precisamente con il traghetto Lühe-Wedel), e salire in traghetto con la bici è sempre molto divertente, anche se il tragitto è breve. Attraversiamo in bici tutta Amburgo sulle solite magnifiche piste ciclabili tedesche e puntiamo a Lubecca.

Da qui il mar Baltico è molto vicino, e non lo abbandoneremo più. Il primo tratto tra Travemünde e Wismar è inaspettatamente collinoso e impegnativo per il gran caldo. Si passano tante città anseatiche interessanti come Wismar, Rostock, Stralsund e Greifswald.

E’ tutto un susseguirsi di un centri balneari, che già adesso in giugno sono piuttosto affollati. Noi partiamo molto presto per approfittare delle ore più fresche, mentre bagnanti e turisti si alzano tardi e di conseguenza anche bar e caffè aprono solo verso le 10 o addirittura le 11 del mattino. Qui in Germania, come del resto in Olanda, non esistono più negozi di alimentari nei centri piccoli, così ogni spesa richiede di raggiungere un supermercato o addirittura un centro commerciale, costringendoci a lunghe deviazioni. Per fortuna ci vengono in aiuto – questo bisogna ammetterlo – internet e le mappe digitali di Locus maps e Google Maps.

In bicicletta lungo la costa polacca fino a Danzica:
Finalmente il 29 giugno arriviamo al confine con la Polonia, dove stazionano muscolari poliziotti a controllare l’andirivieni dei turisti transfrontalieri. Attraversiamo la città di Swinouscje/Swinemünde, prendiamo un traghettino e ben presto facciamo la conoscenza con le strade bianche polacche nel parco nazionale Wolinsk, uno dei due parchi costieri esistenti in Polonia.

Circa 400 km ci separano dalla prima meta intermedia, la città di Danzica. Questa sezione di Euro Velo è abbastanza ben sviluppata e viene chiamata “Velo Baltica”, si snoda sempre in prossimità della costa passando per decine di località balneari come Pobierowo, Mielno, Bialogora e tante altre. Qui abbondano i campeggi, più o meno ben organizzati ed è facile organizzare i posti tappa per la sera.

Vicino a Leba si attraversa anche il parco nazionale di Slowinski che è stato creato per proteggere il sistema di laghi costieri, paludi, prati e foreste nella loro naturale bellezza ma, soprattutto, per mantenere un cordone litoraneo di dune mobili unico in Europa.

Il 2 luglio il tempo si guasta e partiamo con la pioggia alla volta di Danzica, in questo viaggio è il primo giorno di maltempo, con pioggia e raffiche fortissime di vento per l’intera giornata. Per fortuna si procede sempre su discrete piste ciclabili ben separate dalle auto, soprattutto nella grande città industriale di Gdynia, che assieme a Sopot e Danzica forma un unico grande polo urbano chiamato “Tricittà”.
Aggirando l’enclave russa di Kaliningrad:
Se fosse possibile seguire il percorso originario di EuroVelo 10 si dovrebbe adesso raggiungere Kaliningrad in terra di Russia e continuare lungo la costa pedalando sulla penisola Curlandese. Ma la guerra russo-ucraina in corso sconsiglia vivamente di fare questo e così è necessario allungare il percorso di un bel po’ per aggirare tutto il territorio di Kaliningrad.

Dopo una sosta di tre giorni a Danzica (fino qui non ne avevamo fatta nemmeno una) ci rimettiamo in marcia. Da qui in poi il percorso, per fortuna piuttosto ben segnalato, si chiama “Green Velo” e con i suoi quasi 2000 km, dal mar Baltico ai Carpazi, attraversa tutta la Polonia orientale da Nord a Sud. La prima tappa, in cui si sta ancora relativamente vicino al mare (e si traghetta sulla Vistola), porta alla piccola città di Frombork, dove Copernico visse per quasi quarant’anni come canonico della cattedrale.

Questa regione poco nota, almeno in Italia, si chiama Varmia-Masuria ed è caratterizzata da un paesaggio dolcemente collinoso; purtroppo per una settimana intera il sole decide di non farsi vedere, così passiamo quasi tutto il tempo imbacuccati con il vestiario impermeabile da pioggia. Non tutto il male viene per nuocere perché prendiamo una certa pratica nel vestirci e svestirci il più velocemente possibile, alla prima avvisaglia di pioggia o di sereno.

In questo tratto dormiamo sempre in B&B o appartamenti, le nostre tappe sono appunto Frombork, Sepopol, Wiegorzewo e Goldap. Il giorno 10 luglio, dopo una sosta al famoso punto di incrocio dei tre confini (Polonia-Lituania-Russia), arriviamo in Lituania sul bellissimo lago Vištytis.

Caratteristiche delle piste polacche:
Accanto a belle piste asfaltate e lisce, la Polonia offre al cicloviaggiatore un’ampia gamma di superfici delle più disparate, che vanno dal classico sterrato pieno di buchi alla strada di campagna erbosa, dalla pista sabbiosa a quella formata da grosse lastre irregolari di cemento. Queste ultime sono di due tipi: grandi lastre rettangolari prefabbricate e giustapposte, che coprono tutta la superficie della strada, oppure piccole lastre forate, posate in fila a formare due corsie, con erba o sabbia al centro e ai lati. Quasi sempre sono sconnesse e irregolari, con fessure e dislivelli tra una lastra e l’altra.

I paesi baltici, questi sconosciuti
1)Lituania
Un lungo giro di ben 400 km ci attende per poter riprendere l’itinerario originale di Euro Velo 10 sulla costa baltica e devo ammettere che tra la pioggia e il fondo stradale impegnativo forse la Lituania non ce la siamo goduta molto, a parte il tramonto sul lago Vištytis la prima sera. Abbiamo fatto tappa a Jurbarkas e poi a Silute con un percorso poco interessante, poi finalmente sul mare, a Klaipeda, la tedesca Memel, la terza città della Lituania per grandezza. Poco a nord di Klaipeda si estende per chilometri e chilometri una delle più belle spiagge che abbiamo visto in questo viaggio.

2) Lettonia
Dei tre paesi baltici la Lettonia è quella in cui siamo stati più a lungo, dal 14 al 21 luglio, considerando anche tre giorni di sosta nella capitale Riga. E’ anche il paese in cui tutte le strade secondarie sono bianche, ghiaiose e presentano la famigerata “tôle ondulée”, cioè sono simili a una lamiera ondulata, a causa del passaggio veloce delle automobili e dei mezzi pesanti.

Queste strade ti mettono veramente a dura prova, ma se cerchi di evitarle avrai una sola alternativa, la strada principale da condividere con il traffico per centinaia di chilometri! E’ stata un’esperienza alquanto dura: o sussultare senza sosta sulla strada sterrata o sopportare il rumore del traffico, lo spostamento d’aria causato dai camion e al tempo stesso sperare anche che una buona stella ti accompagni sempre! La strada asfaltata inoltre, pur non lontana dal mare, non ne consente mai la visione, perché è tagliata dritta dritta nella foresta, lontana dai centri abitati che – ad eccezione di Liepaja e Ventspils- sono tutti molto piccoli.

Ci ha colpito la città di Ventspils, dove nelle sculture floreali si dispiega tutto l’amore botanico dei lettoni, ed è emozionante raggiungere Capo Kolka, il punto in cui le acque del Baltico si mescolano a quelle del Golfo di Riga.

3)Estonia
Il tragitto che abbiamo scelto in Estonia si discosta da quello di EuroVelo 10 perché lascia la costa all’altezza di Pärnu e si dirige alla capitale Tallinn, a nord, attraverso l’interno del paese. E’ certo una variante veloce ma piuttosto monotona, ha però il vantaggio di stare sempre su strade secondarie. Il fondo stradale in Estonia è in genere migliore che negli altri due paesi baltici e anche molte strade secondarie sono asfaltate. Avvicinandoci a Tallinn poi troviamo molte ottime piste ciclabili in sede propria; la città vecchia invece è semi-impraticabile per via della pavimentazione acciottolata.

Le città più interessanti: Danzica, Riga e Tallinn
A Danzica e a Riga (capitale della Lettonia) abbiamo avuto la fortuna di soggiornare in un appartamento situato in una posizione centrale, bellissimo e dotato di ogni confort, che ci ha permesso di esplorare la città mantenendo una piacevole sensazione di “essere a casetta”. E siccome il loro centro storico, a differenza di quello di Tallinn, è piuttosto esteso, non avevamo la sgradevole sensazione di essere in un luogo preso d’assalto da orde di turisti (appena scesi dalle navi da crociera).

Quello che accomuna le tre città è sicuramente la compresenza e la convivenza di architetture medievali con edifici contemporanei estrosi e arditi. Qui vogliamo esporre soltanto delle nostre impressioni generali!
1) Danzica ci è apparsa una città molto vivace e festosa, soprattutto per la vita estiva che si svolge sul fiume Moltawa (affluente della Vistola) che la attraversa. Le alte e fantasiose case gotiche di mattoni si sposano e si specchiano in quelle moderne, dalla sagoma simile, ma fatte di vetro e cemento.

2) Riga è una città un po’ più austera, con un centro storico medievale affascinante intervallato da edifici moderni; in questa zona ci sono molti turisti, ma basta allontanarsi un po’ che la città diventa vivibile e percorsa solo dai suoi abitanti. Dalla nostra finestra al primo piano su Lačpleša Iela sarei stata per ore a guardare i passanti e a fantasticare sulle loro attività.

Inoltre tutto attorno al nucleo medievale si estende la zona dei palazzi liberty, dove ogni singolo dettaglio delle case fa sprigionare la fantasia. Ah, e non bisogna dimenticare i parchi, i giardini e i musicanti di strada!

3) Tallinn ci è sembrata la meno interessante delle tre, forse perché abbiamo soggiornato in un albergo moderno e anonimo (un vero e proprio “non luogo”) o forse perchè eravamo ormai arrivati alla meta ed eravamo stanchi e desiderosi di tornare a casa, ma dovevamo aspettare ancora ben 5 giorni. Il tempo era grigio, la città poco ciclabile per i motivi già detti, il centro storico letteralmente invaso da turisti-zombie. Abbiamo visitato con maggior piacere il museo Estone all’aperto oppure il mercato di Telliskivi, e siamo anche riusciti a fare una capatina in nave a…Helsinki!

Parchi, giardini, fiori, alberi:
Dalla Polonia all’Estonia, complice forse anche il clima fresco, continuiamo sempre ad ammirare e invidiare i meravigliosi parchi che costellano ogni città, piccola o grande che sia, e nei parchi e nei giardini i rigogliosi fiori, le aiuole ben curate e ben composte con competenza e senso estetico, i viali lunghissimi di alberi sicuramente centenari: querce, tigli, aceri, pioppi, betulle. Per non parlare poi delle bancarelle che vendono fiori recisi e che riempiono i mercati e intere vie delle città. Non sono solo fiori eleganti e alla moda, ma anche mazzolini semplici ed economici di fiori di campo o di orto come fiordalisi e dalie.

Certamente deve essere una tradizione ben radicata nell’animo della gente di qui, che è riuscita a conservare e curare questo patrimonio naturale durante tutte le turbolenti vicende storiche dell’ultimo secolo. Gli alberi sono imponenti e vecchissimi e non sono certo stati piantati di recente!
Un dettaglio che la dice lunga sul rispetto per gli alberi: quando su una strada sono in corso dei grossi lavori, gli alberi che la costeggiano sono protetti dovunque con tavole di legno (una specie di corazza!) perchè non vengano accidentalmente scalfite dalle macchine operatrici.

Passeggiando per mercati, Tallinn e Riga
Attività piacevolissima, che merita due righe extra! A Tallinn, a pochi metri dalla stazione ferroviaria Baltic Jaam, si trova il grande mercato coperto di Telliskivi, disposto su vari piani. Qui c’è di tutto, dal normale supermercato alle bancarelle di frutta e verdura, dai venditori di souvenir alla zona “street food”, dai vestiti usati alla zona “vintage” e antiquaria.

Ancora più bello, e soprattutto molto più grande è il mercato centrale di Riga, anche questo nei pressi della stazione ferroviaria: una parte si trova al coperto all’interno di giganteschi hangar e molte altre bancarelle si trovano all’esterno. Ci si può veramente perdere in questo enorme mercato, dove si sente parlare soprattutto russo e tante sono le cose in vendita tipicamente russe, dalle spillette sovietiche ai deliziosi cioccolatini e torroncini!





cara ai russi, frizzante e leggermente alcolica, ottenuta dal pane di segale fatto fermentare in acqua e zucchero

